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Stitichezza nei neonati

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Che cos’è la stitichezza nei neonati?

La stitichezza può essere descritta come la presenza di feci dure, difficili da espellere e/o evacuazioni poco frequenti, con intervalli lunghi tra una scarica e l’altra. Le feci diventano più dure e compatte, rendendo difficile e fastidiosa l’evacuazione per il bambino.

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    Come riconoscere la stitichezza nel lattante

    Contano soprattutto feci dure, dolore e difficoltà nell’evacuazione. Il numero di scariche, da solo, non basta: il ritmo cambia con età e alimentazione. Spingere, arrossire e piangere prima di emettere feci morbide può dipendere dalla coordinazione ancora immatura dei muscoli, una condizione chiamata dischezia del lattante, distinta dalla stitichezza.

    Quando chiamare il pediatra

    Una difficoltà presente fin dalla nascita, l’emissione tardiva del meconio, scarsa crescita, vomito, addome molto gonfio, sangue nelle feci o un bambino che appare malato richiedono una valutazione. Vomito verde e distensione addominale possono segnalare un’ostruzione e richiedono assistenza urgente.

    Il pediatra valuta la storia, l’alimentazione, la crescita e l’esame obiettivo. I criteri diagnostici usati nei bambini più grandi non vanno applicati automaticamente ai neonati. Non attendere settimane se il bambino ha dolore, mangia poco o sta peggiorando.

    Cause e frequenza delle evacuazioni

    La consistenza delle feci può cambiare con il tipo di latte, un cambiamento dell’alimentazione o l’introduzione dei cibi complementari. Talvolta la stitichezza è un sintomo di una condizione che richiede accertamenti. Non è corretto attribuirla a una generale mancanza di enzimi fino ai 6–9 mesi o a “blocchi” del collo causati dal parto.

    Nei primi giorni e nelle prime settimane, poche scariche possono essere un segnale di apporto di latte insufficiente e vanno valutate insieme a poppate, pannolini bagnati e peso. Nei lattanti allattati al seno più grandi possono trascorrere diversi giorni fra evacuazioni morbide senza che si tratti di stitichezza. Anche con il latte formulato non esiste l’obbligo di evacuare ogni giorno.

    Feci dure, dolore e alimentazione

    Quando le feci rimangono a lungo nell’intestino possono perdere acqua e diventare più dure. Nei bambini più grandi il dolore può favorire un comportamento di trattenimento; nel neonato occorre una valutazione specifica e non si può presumere lo stesso meccanismo.

    Le feci dei lattanti nutriti con latte materno e con formula possono avere frequenza, colore e consistenza diversi. Queste differenze non indicano automaticamente una malattia. Se si usa una formula, è essenziale prepararla esattamente nelle proporzioni indicate: non aggiungere polvere o acqua per cercare di modificare le feci.

    Che cosa fare a casa e quali trattamenti valutare

    In caso di sospetta stitichezza del neonato o del lattante, chiedi consiglio al pediatra prima di usare farmaci o cambiare l’alimentazione. Continua a offrire il latte secondo le sue esigenze e verifica con un professionista che l’alimentazione sia adeguata. Prepara il latte formulato seguendo le istruzioni, senza diluirlo.

    Nel lattante allattato esclusivamente al seno non serve aggiungere acqua di routine. L’alimentazione complementare viene introdotta intorno ai sei mesi, secondo sviluppo e indicazioni pediatriche: non anticiparla a quattro mesi soltanto per “curare” la stitichezza. Quando i cibi complementari sono già appropriati, il pediatra può consigliare varietà alimentare e liquidi adeguati all’età.

    Un bagno tiepido o movimenti spontanei durante il gioco possono favorire il comfort, ma non risolvono un’ostruzione né sostituiscono una diagnosi. Non introdurre bastoncini cotonati o altri oggetti nell’ano e non eseguire stimolazioni rettali, clisteri o supposte senza indicazione medica.

    Se occorre un lassativo, tipo, dose e durata devono essere prescritti in base all’età e alla situazione. I prodotti destinati ad adulti o bambini più grandi non sono automaticamente adatti a un neonato.

    Osteopatia e stitichezza del neonato

    Non è dimostrato che manipolare collo, cranio, diaframma o visceri migliori la stitichezza del lattante. Non vi sono basi per descrivere una “liberazione” del nervo vago come cura di questo disturbo.

    Un neonato con dolore, feci dure o problemi di alimentazione va valutato dal pediatra. Non praticare pressioni o manipolazioni sul cranio, sulla colonna o sull’addome per stimolare l’intestino; un trattamento manuale non deve ritardare la diagnosi o la terapia.